Scuole dell'Infanzia F.I.S.M.
Appartenenza e promozione

Premessa
Puntualizzare l’identità delle scuole dell’infanzia FISM, oggi, ha essenzialmente un duplice scopo: anzitutto, aiutare queste scuole a confrontarsi in modo sempre più chiaro circa la fedeltà a se stesse, cioè all’ispirazione cristiana in base alla quale sono nate ed operano, offrendo quel servizio educativo che da esse si attende la comunità cristiana che le ha volute; in secondo luogo, favorire, da parte loro, un’esplicita e convincente presentazione a tutti coloro che sono interessati a condividere l’esperienza educativa che in esse si vuole realizzare.
Questa riflessione si iscrive in quella più ampia riguardante la qualità delle scuole dell’infanzia di ispirazione cristiana: essere infatti scuola di qualità significa creare le condizioni e presentare i requisiti che sono necessari affinché esse siano sempre più ciò che si propongono di essere, ossia scuole e scuole di ispirazione cristiana.
Nel documento della Congregazione per l’educazione cattolica La scuola cattolica (1977) si afferma, infatti: “Per comprendere in profondità quale sia la missione specifica della Scuola Cattolica è opportuno richiamarsi al concetto di ‘scuola’, precisando che se non è ‘scuola’, e della scuola non riproduce gli elementi caratterizzanti, non può essere scuola ‘cattolica’”(n. 25).
Partendo da questa premessa, viene presentato il seguente documento nel quale, dopo opportune considerazioni e precisazioni sul significato e gli scopi che esso intende avere, si offre uno strumento concreto alle singole scuole per perseguire appieno la propria identità, contribuendo in tal modo a promuovere la qualità dell’offerta educativa.
Il documento serve anche alla FISM - nella sua articolazione - per "indirizzare" l’orientamento valoriale e verificare la natura delle scuole federate o che chiedono di federarsi.
Introduzione
Fare qualità significa, in generale, indicare e promuovere livelli accettabili, visibili, riconoscibili e prestabiliti di efficacia dei servizi educativi e mantenere sempre attiva la tensione al miglioramento continuo, allo scopo di soddisfare la crescente domanda in tal senso da parte di tutti i soggetti coinvolti e/o interessati ai processi formativi.
In tale direzione assumono particolare criticità lo sviluppo e la piena realizzazione di un sistema di definizione, promozione e gestione della qualità efficace in tutta la rete. Questo coinvolge molteplici fattori di ordine strategico (finalità dell’istituzione), tecnico (in relazione al servizio erogato) e socio-organizzativo (in rapporto alla differente genesi e sviluppo delle scuole).
Si tratta di un obiettivo impegnativo specie per una struttura come la FISM che associa e rappresenta scuole che si presentano come istituzioni educative le quali, pur caratterizzate da origini, esperienze di sviluppo, culture e contesti sociali spesso assai differenziati, si presentano con un’immagine sufficientemente omogenea.
Va, inoltre, evidenziato che le scuole federate presentano una genesi e processi di sviluppo, fortemente radicati nel territorio e condizionati dal contesto locale, che trovano nella specifica finalità educativa l’elemento accomunante.
Volendo orientare all’uso di un modello comune di promozione della qualità, si pone la necessità di rafforzare la caratterizzazione di “rete”, in altre parole di scuole che, mantenendo la loro autonomia, sono in grado di presentarsi all’esterno come un insieme di istituzioni diverse, ma associate, garantendo, ovunque, requisiti e risultati diffusi e qualitativamente sostenibili. Ciò tramite l’approntamento, da parte della FISM, di un servizio che promuove e sostiene la qualità in tutti gli ambiti dell’attività educativa delle scuole.
Visto che alla federazione aderiscono scuole con una notevole varietà di natura giuridica, occorre una strategia di promozione, sostegno e sviluppo che riconosca e valorizzi le differenti scuole associate con l’obiettivo di garantire tutti i requisiti connessi con la Carta dei valori della Federazione.

Ciò premesso, la FISM, coerentemente con la sua storia, le sue finalità, i suoi principi e valori statutari, ritiene opportuno adottare un modello per la promozione interna della qualità delle scuole.
Tre sono i principi fondamentali cui ci si intende ispirare:
- principio di sussidiarietà - che prevede di intervenire soprattutto in direzione di scuole associate che non abbiano, per vari motivi, la possibilità di dotarsi di un sistema autonomo di gestione della qualità;
- principio del servizio - che ribadisce un intervento della Federazione sotto forma di aiuto ai gestori delle scuole, affinché siano in grado di assolvere al meglio alle proprie prerogative e responsabilità;
- principio di reciprocità - che, accanto alla ricerca di una sempre migliore qualità nelle scuole, prevede una corrispettiva, crescente, qualità nelle attività di servizio e supporto della Federazione ai diversi livelli.

Tutto ciò con una indispensabile premessa:

*Accanto all’associazione, che prevede da parte dell’Ente gestore della scuola la piena assunzione della prospettiva valoriale e dei vincoli posti dal patto associativo in quanto scuola cattolica o di ispirazione cristiana, possono essere individuate altre forme partecipative, al momento non previste dagli statuti della FISM.

> per l’associazione delle scuole valgono i criteri definiti dagli Statuti e dai Regolamenti (nazionale, regionali, provinciali) della FISM*;

> per la promozione interna questo documento rappresenta, nella fase attuale, lo sforzo di chiarire il quadro dei requisiti di qualità del servizio educativo delle scuole associate.
Si tratta di una strategia non normativa, ma di carattere promozionale e, in ogni caso, consensuale. Il campo di azione del processo di promozione, è rappresentato dalla singola scuola e dalla struttura federativa in quanto erogatrici di un servizio.
Il modello di promozione così delineato fa riferimento ad una mappa di indicatori elaborati dalla FISM, in collaborazione con il Centro Studi della Scuola Cattolica, approvati dagli organismi direttivi della stessa Federazione.

1. Significato e scopo della promozione interna
La FISM è un’espressione della sollecitudine della Chiesa italiana in campo educativo. Il collegamento tra essa e la Chiesa italiana è espresso anche dal fatto che, come previsto dallo Statuto della FISM, il Vescovo – oppure, ai rispettivi livelli, la Conferenza Episcopale Regionale o la CEI – ‘manda’ un sacerdote come espressione visibile di piena comunione ecclesiale e di positivo raccordo pastorale, oltre che come aiuto offerto dalla Chiesa per una più profonda e completa formazione degli associati.

L’adesione alla Federazione ha un significato ideale ed esprime la condivisione di una progettualità ecclesiale prima di essere una “necessità funzionale”.
In questa prospettiva la FISM verifica la natura delle scuole dell’infanzia che chiedono di farne parte, il loro concreto orientamento educativo e il rispetto della correttezza gestionale.

Per rintracciare i criteri associativi e promozionali la FISM fa, innanzitutto. riferimento allo Statuto nazionale, là dove recita: “La FISM ... è l’organismo associativo promozionale e rappresentativo delle scuole materne non statali operanti in Italia che si qualificano autonome e orientano la loro attività all’educazione integrale della personalità del bambino, in una visione cristiana dell’uomo, del mondo e della vita” (art. 1). L’adesione alla FISM comporta accettazione dello Statuto nazionale, comportamenti operativi coerenti con le finalità statutarie, realizzazione di attività adeguate alle esigenze degli enti federati, puntuale assolvimento degli oneri federativi, a partire dal versamento delle quote associative” (art. 6).
L’attuale momento storico che sta vivendo la Federazione rende necessario che venga rivolta particolare attenzione ai criteri in base ai quali una scuola dell’infanzia appartiene alla FISM e gli aspetti organizzativi ai vari livelli.
Ciò nasce dalla necessità di:
a) ribadire l’ispirazione di fondo che caratterizza la presenza della Federazione e rafforzare il patto federativo;
b) essere in grado di fornire i necessari supporti alle scuole che hanno già ottenuto o che chiederanno la parità e/o di raggiungere i livelli qualitativi espressi nel presente documento;
c) disporre di uno strumento, personalizzato e flessibile, che favorisca e accompagni il cambiamento graduale e condiviso all’interno delle singole scuole e stimoli così un posizionamento verso l’alto di tutti gli Enti associati.

2. Verifica e promozione interna della qualità
a) Aspetti inerenti all’identità
Come già accennato in premessa, si tratta di puntualizzare l’identità di scuole dell’infanzia di ispirazione cristiana e richiamare gli aspetti fondamentali dai quali dipende la loro qualità.
Ora, una scuola si caratterizza e si qualifica in primo luogo in rapporto agli obiettivi di fondo che essa intende perseguire, cioè ai valori che qualificano la sua proposta educativa e la cultura che in essa viene elaborata e trasmessa ( ad esempio, la legge 477/1973 recita testualmente: “…in una comunità scolastica… si attua non solo la trasmissione della cultura ma anche il continuo e autonomo processo di elaborazione di essa, in stretto rapporto con la società, per il pieno sviluppo della personalità dell’alunno nell’attuazione del diritto allo studio”).

Da qui la necessità di precisare la CARTA DEI VALORI alla quale fa riferimento ogni scuola dell’infanzia che si qualifichi cattolica o di ispirazione cristiana. Coerentemente con la medesima vanno richiamati i diversi requisiti che rappresentano i possibili processi di realizzazione dell’ispirazione valoriale
Pertanto, anche nel delineare il MODELLO DI GESTIONE della qualità FISM, la qualifica di una scuola come ‘cattolica’ o avente una ‘ispirazione cristiana’ non è un dato rispetto al quale ci si possa normalmente pronunciare in termini di presenza-assenza; è molto più realistico (come del resto viene affermato anche nei documenti del magistero) ritenere che vi possano essere modalità e ‘intensità’ diverse nel riferimento e nella condivisione dei valori evangelici. Parimenti sarà progressiva l’acquisizione delle condizioni per un funzionamento di qualità delle stesse scuole.

Si parlerà, conseguentemente, di:
- requisiti valoriali;
- requisiti istituzionali e gestionali.
b) Momenti della verifica e della promozione interna della qualità
Quando si tratta di verificare i requisiti dell’identità delle scuole dell’infanzia appartenenti alla FISM, allo scopo di favorire un’azione promozionale e consensuale della qualità del loro servizio, ci si può riferire a tre momenti distinti tra loro, anche se strettamente collegati l’uno con l’altro:
- il momento in cui una scuola chiede di appartenere alla FISM;
- il momento dell’autovalutazione da parte della singola scuola;
- il momento della consulenza, assistenza e verifica da parte della FISM, circa la permanenza dei requisiti previsti per l’appartenenza alla Federazione stessa.

Circa il primo aspetto, occorre sottolineare il fatto che l’iscrizione alla Federazione da parte di una scuola è di per sé un atto formale di adesione che deve essere accompagnato da un’adeguata conoscenza e accettazione dei requisiti previsti per l’appartenenza alla FISM e dalla possibilità di verificare, in concreto, da parte della Federazione il rispetto degli stessi.
Per quanto riguarda il secondo aspetto, relativo all’autovalutazione da parte della singola scuola, essa viene svolta da ogni organismo educativo nell’ambito della propria attività ordinaria. Essa mira a consentire ad ogni scuola la possibilità di comprendere la dinamica nelle varie attività, rispetto ai requisiti individuati, allo scopo di definire un proprio piano di miglioramento graduale, permanente.
Il criterio di autovalutazione è da ritenersi soddisfatto anche nel caso in cui la scuola comunichi, in modo soddisfacente, le azioni poste in atto autonomamente al fine di realizzare il predetto piano.

Per quanto riguarda infine il terzo aspetto è necessario precisare il senso e le modalità della verifica circa la presenza dei caratteri distintivi dell’identità delle scuole cattoliche o di ispirazione cristiana. Si deve anzitutto richiamare quanto affermato nel citato documento La scuola cattolica: “…è compito di tutta la comunità educativa assicurare nella pratica i caratteri distintivi che ne fanno un ambiente di educazione cristiana. Una responsabilità particolare grava sui genitori cristiani che affidano ad essa i loro figli… Un ruolo non meno importante spetta agli insegnanti stessi nella salvaguardia e promozione della missione specifica della Scuola Cattolica, in particolare per quanto riguarda l’atmosfera cristiana che deve permeare l’insegnamento e la vita della scuola” (n. 73).
Dal momento però che una scuola dell’infanzia chiede di appartenere alla FISM, si pone la necessità che la Federazione svolga una verifica della sussistenza dei requisiti.
Tale attività può essere svolta dagli organismi della Federazione anche periodicamente su richiesta di consulenza e/o di assistenza da parte della scuola e, in ogni caso, in presenza di problematiche accertate che giustifichino l’intervento. Esso consiste in un incontro con i responsabili dell’organismo di gestione della scuola ed ha come obiettivo l’esame delle problematiche individuate e l’eventuale piano di miglioramento.

c) Modello di riferimento

Pertanto, il modello di accreditamento associativo proposto si riferisce ad un disegno di rete della Federazione, nel quale si prevedono le seguenti articolazioni:
- la singola scuola;
- la FISM provinciale alla quale si associano le scuole;
- la FISM regionale alla quale aderiscono le FISM provinciali;
- la FISM nazionale alla quale si associano le FISM provinciali.

3. Fattori di qualità delle scuole dell’infanzia federate alla FISM
L’identità di una scuola dell’infanzia appartenente alla FISM si definisce in base alla presenza di un’ispirazione valoriale e dei requisiti di seguito elencati.
3.1 –Requisiti valoriali : la Carta dei valori
Questa Carta dei valori impegna tutte le scuole della Federazione, sia quelle identificate come “scuole cattoliche”, sia quelle di ispirazione cristiana. La fisionomia dei due tipi di scuola non è formalmente la stessa; per tale motivo, può essere opportuno iniziare con un breve richiamo chiarificatore al riguardo.

a) Scuola dell’infanzia cattolica e scuola dell’infanzia di ispirazione cristiana
Il documento La Scuola Cattolica, oggi, in Italia (1983) così si esprime: “Le scuole materne cattoliche rappresentano in Italia l’esperienza più diffusa per quanto riguarda la presenza della Chiesa nel campo educativo” (n. 53), e successivamente precisa: “oggi si va diffondendo anche un’altra forma di gestione di scuola di ispirazione cristiana, e cioè quella che fa capo a cooperative o associazioni di genitori, di insegnanti o comunque di cristiani attenti ai problemi educativi. Questa esperienza risponde al diritto di iniziativa che appartiene ai membri del popolo di Dio, e può inoltre presentare aspetti di concretezza funzionale, quali una maggiore corresponsabilità e un più agile rapporto con gli organismi pubblici” (n. 65).

Si tratta naturalmente di due tipi di scuola che hanno un denominatore comune (il riferimento ai valori cristiani) e quindi presentano forti affinità nel loro orientamento educativo. Nello stesso tempo però presentano un profilo diverso per quanto riguarda il loro legame con la comunità ecclesiale e la responsabilità che la Chiesa si assume nei loro confronti (a prescindere dal fatto che il termine ‘cattolico’si riferisce ad una ‘versione’ specifica del cristianesimo – quella ‘cattolica’, appunto -, il quale si può presentare in altre ‘versioni’: anglicana, protestante, ortodossa...).

Da un punto di vista giuridico, il Codice di Diritto Canonico - nel canone 303, § 1 - precisa che cosa si intende per scuola cattolica: “Per scuola cattolica si intende quella che l’autorità ecclesiastica competente o una persona giuridica ecclesiastica pubblica [ad esempio una parrocchia o un Istituto religioso] dirige, oppure quella che l’autorità ecclesiastica riconosce come tale con un documento scritto”.

La scuola cattolica si presenta come diretta espressione della comunità ecclesiale; la scuola di ispirazione cristiana, invece, ha un vincolo di appartenenza alla comunità ecclesiale più “debole”. Nel primo caso esiste un raccordo più esplicito con la comunità cristiana e con i suoi Pastori; nel secondo caso abbiamo invece dei cristiani che, guidati dalla loro coscienza, nel loro adoperarsi per la scuola impegnano se stessi, non coinvolgendo esplicitamente la comunità cristiana. Occorre, peraltro, precisare che una scuola cattolica, pur godendo di un riconoscimento esplicito da parte dell’autorità ecclesiastica, rappresenta e impegna se stessa, non l’autorità che l’ha riconosciuta. Non va, infatti, immaginata una sorta di identificazione tra la Chiesa (= comunità ecclesiale) e la scuola cattolica.
In definitiva, comunque, è bene sottolineare che le differenze non vanno enfatizzate più di tanto, dato che i due tipi di scuola fanno riferimento ai medesimi valori cristiani, quindi a Cristo e al Suo Vangelo. Può essere utile riportare, a questo punto, quanto affermato da M. Rivella in occasione di un seminario su “Scuola cattolica e ispirazione cristiana” (Roma, 28.11.2003): “In conclusione, possiamo affermare che la normativa canonica vigente offre ampie possibilità per riconoscere come scuole cattoliche tutte le istituzioni educative che offrano adeguate garanzie di sintonia con i principi della dottrina cattolica e accettino di collegarsi organicamente con l’autorità ecclesiastica. Per questa ragione, l’uso della dizione scuola di ispirazione cristiana, trattandosi di un concetto piuttosto vago dal punto di vista giuridico, dovrebbe essere riservato a casi peculiari, applicandosi a quelle situazioni nelle quali i promotori dell’istituzione scolastica scelgano di operare in forza di quella libertà di azione apostolica che i documenti conciliari e il codice di diritto canonico riconoscono ai fedeli laici”.

b) L’espressione della fedeltà alla Carta dei valori
L’adesione a determinati valori, da parte di una scuola, può avvenire con modalità ed in momenti diversi.
In linea di principio si possono prevedere le seguenti modalità:
- il Progetto Educativo deve contenere un chiaro riferimento ai valori fondamentali;
- il Piano dell’Offerta Formativa (POF) conterrà indicazioni concrete per tradurre nella proposta educativa quotidiana i valori di cui sopra;
- nel momento della verifica, periodica o finale, si dovrà infine valutare se e in che misura alle dichiarazioni contenute nei documenti fondamentali ha fatto seguito realmente un conseguente agire educativo.

c) Significato di ispirazione cristiana di una scuola
Affermare che una scuola fa riferimento ai valori cristiani significa che ogni aspetto della vita scolastica viene caratterizzato in modo originale e diverso proprio in base ai valori fondamentali di riferimento.
Si possono, tuttavia, fare alcune ulteriori considerazioni. Quando i cristiani danno vita ad una scuola che si ispira fondamentalmente ai valori evangelici, da una parte fanno ciò che qualsiasi cittadino fa quando opera all’interno della scuola stessa - e ciò è giustificato dal fatto che si deve rispettare, come insegna il Concilio Vaticano II (Gaudium et spes, n. 36), la legittima autonomia delle realtà terrene, che hanno leggi e valori propri i quali devono essere scoperti e rispettati.

Nel documento La scuola cattolica ciò viene espresso con grande chiarezza: “Per comprendere in profondità quale sia la missione specifica della Scuola Cattolica è opportuno richiamarsi al concetto di ‘scuola’, precisando che se non è ‘scuola’, e della scuola non riproduce gli elementi caratterizzanti, non può essere scuola ‘cattolica’ “(n. 25). Così, ad esempio, una scuola richiede funzionalità di strutture, competenze professionali, rigore della ricerca culturale e della fondazione scientifica dei contenuti proposti, materiali didattici adeguati, modalità di gestione efficienti ecc..

Nello stesso tempo però si deve affermare che l’esperienza di una scuola cattolica – o di ispirazione cristiana - viene vissuta, in tutti i suoi aspetti, in modo originale e diverso, come del resto è la stessa avventura umana che viene vissuta dai cristiani in modo simile e nel contempo originale e diverso rispetto a quello di ogni altro essere umano, in quanto il cristiano vive la vita in tutti i suoi aspetti e manifestazioni come l’ha vissuta Cristo. Qui troviamo la motivazione ultima e più profonda dell’originalità dell’essere cristiani (anche quando si dà vita ad una scuola cattolica): non nel fare qualcosa in più rispetto agli altri, ma nel fare qualcosa di diverso.
In questa prospettiva, come appena affermato, ogni aspetto di tale esperienza scolastica viene vissuto ed interpretato in modo originale: il significato di educazione (“la cura dell’istruzione è amore”: Sap., 6.17); il rapporto con la verità (ogni verità considerata come rivelazione parziale di Dio); il significato dell’essere educatori (l’educatore cristiano si sente guidato da Dio e trova in Lui il suo modello); il significato dei rapporti interpersonali (ispirati a quelle esigenze della carità e della giustizia che devono sempre regolare l’agire del cristiano); il modo di considerare il bambino - e la persona in genere - (una visione che si ispira a quanto vediamo testimoniato da Gesù nel Vangelo); il significato della cultura che viene trasmessa o elaborata (essa non è “mezzo di potenza e di dominio, ma capacità di comunione e di ascolto degli uomini, degli avvenimenti, delle cose. [La scuola cattolica] Non considera il sapere come mezzo di affermazione o di arricchimento ma come dovere di servizio e di responsabilità verso gli altri”: La Scuola Cattolica, n. 56).

d) I valori fondamentali di riferimento
Volendo richiamare i valori fondamentali ai quali si ispira la scuola cattolica – o di ispirazione cristiana – è possibile, analizzando i documenti del Magistero, identificare negli aspetti che seguono i tratti specifici che definiscono l’identità di una scuola che si ispira a tali valori:
- la connotazione ecclesiale: “la scuola cattolica deve considerarsi una vera iniziativa della Chiesa particolare” (Giovanni Paolo II, Allocuzione ai Vescovi della Lombardia, 15 gennaio 1982, n. 6);
- la connotazione comunitaria: “La dimensione comunitaria nella scuola cattolica non è una semplice categoria sociologica, ma ha anche un fondamento teologico” (La Scuola Cattolica alle soglie del terzo millennio, n. 18). Questo fondamento è la teologia della Chiesa-comunione, espressa nella Costituzione Lumen gentium. “Elemento caratteristico [della scuola cattolica] è [quello] di dar vita ad un ambiente comunitario scolastico permeato dello spirito evangelico di libertà e carità” (Gravissimum educationis, n. 8);
- il significato sociale e civile: “La Scuola Cattolica è un’espressione del diritto di tutti i cittadini alla libertà di educazione, e del corrispondente dovere di solidarietà nella costruzione della convivenza civile” (La Scuola Cattolica, oggi, in Italia, n. 12). Con la sua presenza la scuola cattolica offre un contributo prezioso alla realizzazione di un reale pluralismo;
- l’originalità della proposta culturale: la fedeltà al Vangelo annunciato dalla Chiesa è il criterio fondamentale che ispira la proposta culturale della scuola cattolica.

e) Una “griglia” di autovalutazione
Premesso che il progetto educativo di una scuola dell’infanzia paritaria cattolica o di ispirazione cristiana non si può non ricondurre che alla concezione cristiana della vita e dell’educazione, viene offerta in appendice (Appendice) una “griglia” di autovalutazione, cioè una serie di voci – che fanno riferimento ai quattro tratti fondamentali appena citati - scorrendo le quali gli operatori di una scuola possono verificare se e in quale misura il quotidiano agire sia coerente con l’ispirazione cristiana dichiarata pubblicamente dalla scuola. La “griglia” rappresenta semplicemente uno strumento offerto per facilitare la verifica, da parte di una scuola, della propria identità “valoriale”. Si tratta naturalmente di una ‘campionatura’ di comportamenti, presenti i quali si può parlare di coerenza con l’ispirazione cristiana. D’altra parte, non è realisticamente possibile fissare un numero minimo di ‘voci’nelle quali ci si debba necessariamente riconoscere se si vuole essere scuola cattolica o di ispirazione cristiana. Lo scopo dello strumento non è anzitutto ‘censorio’, quanto piuttosto di stimolo a riflettere su particolari (e fondamentali) aspetti del proprio essere scuola e quindi a ricercare continuamente modalità migliori per esserlo.
E’ ovvio quindi che nella realtà concreta delle singole scuole si può verificare la rispondenza ad alcune voci e non ad altre: ciò che in definitiva è determinante è che si possa accertare una “sostanziale fedeltà” ai tratti valoriali che definiscono una scuola cattolica o di ispirazione cristiana. Nello stesso tempo, questa valutazione può costituire un’utile occasione per stimolare una scuola a precisare con sempre maggiore sicurezza la propria identità.


3.2 – Requisiti istituzionali e gestionali
a) Requisiti associativi
- Adesione ai principi ispiratori della FISM contenuti negli Statuti nazionale, regionali e provinciali;
- dichiarazione esplicita nel Progetto Educativo e nel Piano dell’Offerta Formativa del riferimento alla visione cristiana della vita e dell’educazione;
- assenza scopi di lucro: le scuole FISM non prevedono la distribuzione di utili; eventuali avanzi di gestione sono reinvestiti nell’attività istituzionale di scuola;
- partecipazione ai servizi di rete della FISM;
- pagamento delle quote associative e dei servizi usufruiti.

b) Requisiti giuridico-normativi
Premesso l’ovvio rispetto e possesso dei requisiti previsti dalla normativa vigente, si sottolineano, in particolare, per le scuole paritarie
- la legge n. 62/2000, art.1, comma 4;
- per tutte le scuole:
> T.U. 27/7/34, art. 221, possesso del certificato di agibilità dell’edificio scolastico;
> D.P.R. 327/80, art. 25, possesso dell’autorizzazione sanitaria e dell’eventuale esercizio della cucina;
> D.Lgs. 626/94, applicazione delle norme relative alla sicurezza sul lavoro;
> D.Lgs. 155/97, applicazione delle norme sulla corretta prassi igienica;
> applicazione delle norme nazionali e regionali sui servizi educativi per l’infanzia;
> applicazione del D.Lgs 196/03, codice in materia di protezione dei dati personali.

c) Requisiti organizzativi e amministrativi
- Regolamento interno della scuola, con l’indicazione, tra le altre, delle mansioni del personale docente ed ausiliario;
- bilanci preventivo e consuntivo, predisposti dall’ente gestore tenendo conto delle indicazioni della FISM;
- utilizzo dei manuali applicativi FISM in ordine alle normative sulla sicurezza ed igienico-sanitarie;
- attività di informazione/formazione dei responsabili per la sicurezza e per la corretta prassi igienica;
- tenuta della documentazione di legge relativa al personale;
- registro degli infortuni del personale vidimato dall’INAIL;
- registrazione delle presenze del personale;
- informazione e formazione in ordine alle norme sulla privacy, dei dati e delle immagini su supporti magnetici e telematici;
- applicazione dei contratti di lavoro stipulati o riconosciuti dalla FISM.

d) Requisiti pedagogici e didattici
- Progetto educativo (a cura dell’Ente gestore);
- piano dell’Offerta Formativa (elaborato dal collegio docenti ed approvato dal gestore);
- piani personalizzati delle attività educative (Programmazione educativa e didattica annuale);
- tenuta del registro della sezione;
- compilazione del Portfolio delle competenze individuali degli alunni (vedi Fascicoli personali degli alunni - FISM);
- attività di formazione ed aggiornamento del personale docente, promossa e incentivata dalla scuola;
- partecipazione alle attività di coordinamento pedagogico-didattico a rete promosse dalla FISM provinciale;
- promozione della partecipazione dei genitori e conseguenti iniziative di formazione/consulenza.

3.3 Ruoli, funzioni, responsabilità
3.3.1 - A livello di singola unità scolastica
L’organizzazione e il funzionamento di ogni scuola presuppongono due ruoli, rispettivamente per la gestione e il coordinamento educativo e didattico.

a) Il LEGALE RAPPRESENTANTE è il responsabile della gestione.
Il legale rappresentante assume le responsabilità amministrative, civili e penali riguardo alle seguenti funzioni e competenze. Nello specifico:
- presiede, ove previsto, l’organismo di gestione, dà esecuzione alle deliberazioni e cura gli adempimenti della scuola;
- è responsabile del Progetto educativo della scuola (in linea con i principi generali della Costituzione e con i valori che qualificano la scuola dell’infanzia “cattolica” e/o di ispirazione cristiana);
- predispone il regolamento interno della scuola;
- definisce il calendario scolastico e l’orario di funzionamento della scuola ;
- verifica, per le scuole paritarie, la permanenza dei requisiti per il mantenimento della parità, ai sensi della Legge 10 marzo 2000, n.62;
- ha la responsabilità del reclutamento, assunzione e gestione del personale nel rispetto dei contratti adottati;
- è responsabile della verifica della permanenza dei requisiti giuridico-normativi, di quelli organizzativo-amministrativi e di quelli pedagogico-didattici di cui al precedente punto 3.2;
- ha la responsabilità economica e patrimoniale dell’ente e degli adempimenti fiscali;
- è responsabile dei servizi di mensa e trasporto per gli alunni, ove previsti;
- cura i rapporti con le istituzioni locali;
- ha la rappresentanza in ambito FISM;
- concede l’utilizzo delle strutture da parte di terzi;
- è responsabile dell’applicazione dello statuto dell’ente gestore della scuola e del funzionamento degli organi ivi previsti;
- agisce e risponde in giudizio per tutte le controversie riguardanti le materie di sua competenza.
Al riguardo e ad integrazione di quanto sopra, si rinvia alla circolare FISM n. 14/02, del 7 febbraio 2002, avente come oggetto “Dirigere e coordinare le scuole paritarie FISM”.

b) COORDINATORE DELLE ATTIVITA’ EDUCATIVE E DIDATTICHE della scuola, formalmente delegato dal legale rappresentante
Tale funzione può essere assunta direttamente dallo stesso legale rappresentante che abbia “esperienza e competenza didattico-pedagogica adeguata”. Ove non possieda tali requisiti, o non intenda comunque esercitarla direttamente, la funzione di coordinamento deve essere delegata da lui ad altra persona (anche un insegnante in servizio) in possesso degli indispensabili requisiti di professionalità sopra specificati. Tale funzione è tassativa per le scuole paritarie.
In virtù della delega ottenuta, il coordinatore:
> vigila sul personale docente e non docente in servizio;
> provvede collegialmente alla compilazione, all’aggiornamento e alla realizzazione del Piano dell’Offerta Formativa, ai sensi della normativa vigente (D.P.R. 275/99);
> cura la tenuta:
- del registro delle iscrizioni degli alunni;
- dei registri dei verbali degli organi collegiali;
> vigila affinché le insegnanti compilino:
- i registri delle sezioni;
- il portfolio delle competenze individuali;
> convoca e presiede gli organi collegiali, previsti dal Regolamento della scuola; con riferimento agli aspetti educativi e didattici
> coordina le attività di progettazione didattica e le iniziative finalizzate all’ampliamento dell’offerta formativa;
> propone al legale rappresentante iniziative di aggiornamento e formazione in servizio per il personale docente e non docente;
> partecipa con gli altri docenti in servizio alle attività di aggiornamento organizzate dalla FISM provinciale e/o da altre strutture operanti nell’ambito del “sistema educativo nazionale di istruzione e formazione” d'intesa col legale rappresentante e la FISM provinciale;
> anima e incentiva la partecipazione al coordinamento territoriale mediante reti di scuole espressamente organizzato dalla FISM provinciale di appartenenza sulla base delle indicazioni fornite dalla “Carta del coordinamento” della FISM nazionale;
> collabora attivamente con il coordinatore di zona, quando sia stato attivato il coordinamento a rete da parte della FISM provinciale;
> stimola e favorisce l’innovazione e la ricerca pedagogica;
> promuove e propone formule innovative nell’organizzazione della vita scolastica, allo scopo di rispondere sempre meglio ai bisogni del bambino e alle attese delle famiglie;
> propone e valuta iniziative finalizzate all’ampliamento dell’offerta formativa (progetti particolari, educazione ecologica, lingua straniera, psicomotricità, ecc.);
> vigila sulla funzionalità dei servizi di trasporto e mensa per gli alunni;
> fornisce informazioni agli organismi statali preposti alla vigilanza in ordine alle scelte metodologiche e alle strategie didattiche attivate, sentito il legale rappresentante della scuola;
> promuove iniziative atte a favorire la partecipazione dei genitori alla vita della scuola;
> offre consulenza ai genitori e agli organismi gestionali della scuola;
> cura i rapporti con l’équipe medico-psico-pedagogica in presenza di alunni diversamente abili;
> cura la tenuta del protocollo generale della corrispondenza, nel caso in cui non risulti attivato apposito servizio di segreteria, di concerto con il legale rappresentante della scuola.
> relaziona al legale rappresentante della scuola in ordine alle materie di propria competenza;

Alcune delle funzioni specifiche sopraelencate coinvolgono sia il legale rappresentante che il coordinatore della scuola. Tra le due figure si rende, pertanto, utile una preventiva concertazione in ordine a molti aspetti della vita della scuola. In particolare:
- responsabilità in ordine al Progetto educativo della scuola (in linea con i principi generali della Costituzione e con i valori che qualificano la scuola dell’infanzia “cattolica” e/o di ispirazione cristiana);
- compilazione, aggiornamento e realizzazione del Piano dell’Offerta Formativa, come previsto dalla normativa vigente (D.P.R. 275/99);
- definizione del calendario e dell’orario scolastico;
- definizione e applicazione del regolamento interno della scuola;
- tenuta del protocollo generale della corrispondenza, nel caso in cui non risulti attivato apposito servizio di segreteria;
- verifica costante dei requisiti per il mantenimento della parità, ai sensi della Legge 10 marzo 2000, n. 62;
- organizzazione di iniziative che comportino l’impiego del personale docente e non docente in orario extrascolastico;
- organizzazione delle visite guidate in ambiente extra scolastico con l’uso di mezzi di trasporto pubblici e/o privati ...;
- utilizzo delle strutture scolastiche da parte di terzi, nel corso dell’anno scolastico.

3.3.2 - A livello provinciale e/o regionale: il coordinamento pedagogico/didattico territoriale mediante reti di scuole
Si tratta di una scelta che la FISM ha adottato, dopo quasi dieci anni di sperimentazioni attuate in moltissime province. Il documento di riferimento è la “Carta del coordinamento”, approvata dal Consiglio nazionale il 24 marzo 2001.

COORDINATORE PROVINCIALE
(scelto dalla Presidenza provinciale FISM) GRUPPO PROVINCIALE DI COLLEGAMENTO DEI COORDINATORI DI RETE
(OSSERVATORIO PROVINCIALE PERMANENTE DELLA QUALITA’)
(formato dai coordinatori delle singole reti e presieduto dal coordinatore provinciale)

CONSULTA DI RETE
(formata dai coordinatori delle scuole della rete e
presieduta dal coordinatore di rete)

ASSEMBLEA DEI DOCENTI DELLA RETE
(presieduta dal coordinatore di rete nominato dal Presidente provinciale FISM)

a) COORDINATORE PROVINCIALE, responsabile del coordinamento provinciale dei coordinatori di rete, scelto dalla Presidenza provinciale FISM dalla quale dipende.
Le materie di sua competenza vengono come di seguito specificate:
> può essere invitato alle riunioni del Consiglio provinciale della FISM, senza diritto di voto;
> costituisce un punto di riferimento, per la Presidenza provinciale FISM, in ordine alle attività di aggiornamento e/o formazione in servizio (in sinergia con altre, eventuali realtà funzionanti a livello provinciale quali: équipe pedagogica, scuole permanenti di formazione…);
> convoca e presiede il Gruppo provinciale di collegamento dei coordinatori delle reti di scuole (Osservatorio provinciale permanente sulla qualità dell’offerta formativa);
> opera per il corretto funzionamento del servizio provinciale di coordinamento;
> assolve a funzioni di animazione, stimolo e raccordo nei confronti dei coordinatori di zona;
> relaziona costantemente al Consiglio provinciale FISM sull’andamento del servizio.

b) GRUPPO PROVINCIALE DI COLLEGAMENTO dei coordinatori, costituito dai responsabili delle reti di coordinamento e presieduto da uno di essi, designato dalla presidenza provinciale FISM. Tale organismo si struttura progressivamente quale “OSSERVATORIO PROVINCIALE PERMANENTE DELLA QUALITA’ DELL’OFFERTA FORMATIVA” delle scuole associate.

> Si riunisce almeno tre volte all’anno (indicativamente: settembre – febbraio – giugno) per le verifiche relative all’andamento generale del coordinamento provinciale, nonché per un confronto in ordine alle scelte di fondo delle assemblee di rete;
> promuove iniziative di aggiornamento, anche differenziate per zone, in risposta ai bisogni espressi dai singoli collegi dei docenti e propone occasioni di formazione pedagogica che coinvolgano gli stessi gestori;
> individua modalità e strumenti atti a monitorare la "ricaduta" sui bambini, sui genitori e sulla comunità delle scelte pedagogico-didattiche e organizzative concordate nell’ambito delle assemblee di rete;
> favorisce un ampio, approfondito confronto su problematiche comuni alle diverse zone.

c) COORDINATORE DI RETE, scelto dalla Presidenza provinciale FISM. In quanto garante di imprescindibili “priorità” di ordine valoriale, educativo, psicopedagogico e metodologico-didattico, deve trattarsi di persona “competente”, oltre che disponibile ad un “lavoro di rete”, capace di valorizzare le esperienze realizzate nelle scuole, di modo che, almeno le più significative, diventino patrimonio comune, per tutto il personale in servizio.
In accordo con la presidenza provinciale FISM:
> convoca, presiede e coordina l’assemblea delle docenti della rete, costituita dalle insegnanti in servizio nelle scuole, sulla base di una programmazione annuale;
> coordina gruppi di lavoro;
> si attiva affinché tutte le scuole della rete di competenza operino sulla base di un Progetto Educativo e di un Piano dell’Offerta Formativa, adeguati e aggiornati;
> organizza attività di aggiornamento e formazione in servizio in risposta ad esigenze emerse dalla stessa attività di coordinamento, d'intesa col coordinatore provinciale;
> si attiva personalmente in ordine ad interventi formativi rivolti al personale docente neo-assunto;
> favorisce e propone iniziative atte a facilitare la partecipazione dei genitori;
> divulga, programmando anche attività mirate, le "caratteristiche" valoriali e istituzionali della scuola dell’infanzia di ispirazione cristiana, concordando modalità e tempi con la Presidenza provinciale della FISM;
> propone e indica criteri per la formazione di eventuali gruppi "interscolastici" autogestiti nell’ambito della rete affidatagli e ne presiede, qualora richiesto o quando egli stesso lo ritenga opportuno, i lavori;
> propone, anche a singole scuole, iniziative e attività;
> facilita i rapporti tra le scuole e le direzioni didattiche o gli istituti comprensivi statali nella prospettiva della continuità verticale;
> d'intesa con i legali rappresentanti delle scuole, dà consulenza a docenti, genitori, e anche ad organismi extrascolastici direttamente o indirettamente coinvolti nella realizzazione del Progetto Educativo e del P.O.F.;
> stimola e favorisce l'innovazione e la ricerca pedagogica da parte di singole scuole, o di gruppi di insegnanti, incentivando lo studio e l'approfondimento di attività specifiche, singolarmente o per gruppi;
> partecipa alle attività di aggiornamento/formazione promosse dalla FISM a vari livelli;
> predispone per la Presidenza provinciale FISM una relazione annuale sull'attività svolta, le problematiche emerse, le eventuali proposte.

d) ASSEMBLEA DEI DOCENTI DELLA RETE SCOLASTICA, costituita da tutte le insegnanti e dal personale "di coordinamento" in servizio nelle scuole della rete, presieduta dal coordinatore di rete, scelto dalla Presidenza provinciale FISM. Nell’ambito di tale organismo può essere previsto il funzionamento di una “CONSULTA DI RETE”, costituita dalle coordinatrici dell’attività educativa e didattica delle singole scuole della rete, con il compito di preparare gli incontri assembleari o di contribuire alla formale attuazione delle determinazioni adottate dall’assemblea stessa.
Fatta salva l’autonomia che le disposizioni riconoscono alle singole istituzioni scolastiche, l’assemblea:
> sulla base di un calendario concordato, si riunisce almeno tre volte all’anno (settembre, febbraio, giugno) presso una delle scuole della zona ed ogniqualvolta se ne presenti la necessità;
> approfondisce le linee generali della programmazione educativa e didattica predisposta dalle scuole;
> individua e suggerisce eventuali riferimenti contenutistici comuni e/o itinerari di lavoro su tematiche di interesse generale;
> propone strumenti di osservazione del comportamento degli alunni, modalità di verifica, modelli e procedure di monitoraggio/valutazione dei processi e degli esiti;
> elabora, in accordo con le coordinatrici delle singole scuole, strumenti per verificare la “qualità” del servizio e della proposta formativa, nella prospettiva dell’autovalutazione della scuola;
> suggerisce modalità di documentazione dell’attività didattica in modo da “rendere concretamente visibile” a tutti i “soggetti interessati e coinvolti” l’itinerario di lavoro e lo stesso Progetto Educativo;
> elabora e propone strategie/programmi per il miglioramento dei rapporti tra scuola e famiglia, finalizzati alla condivisione del progetto educativo;
> per una maggiore funzionalità organizzativa può articolarsi in gruppi di lavoro "interscolastici" autogestiti;
> approfondisce progetti di innovazione/sperimentazione metodologica e didattica, e/o di collegamento tra la scuola dell’infanzia e l’asilo nido o altri servizi educativi per la prima infanzia, la scuola primaria o l’extrascuola.

NOTA ORGANIZZATIVA FINALE
Nella prospettiva della progressiva generalizzazione del coordinamento a rete, ogni presidenza provinciale FISM dovrebbe:
- suddividere il territorio provinciale in reti di scuole;
- individuare, per ognuna delle reti, una scuola capofila quale sede del servizio di coordinamento (gli incontri, ovviamente, possono aver luogo, a rotazione, in sedi diverse);
- individuare i coordinatori di zona tra il personale "di coordinamento" e/o docente in servizio in scuole della stessa rete o di reti diverse, oppure all’esterno, in possesso di una sicura competenza professionale e di una profonda e convinta condivisione del Progetto educativo;
- costituire formalmente l’assemblea dei docenti in ciascuna delle reti e procedere alla nomina del coordinatore di rete che la presiede;
- favorire, qualora se ne ravvisi l’opportunità nell’ambito delle singole assemblee, la costituzione di gruppi di lavoro "interscolastici" autogestiti;
- incentivare il funzionamento della Consulta di rete, formata dai coordinatori delle scuole e dal
coordinatore di rete che la presiede;
- costituire il gruppo provinciale di collegamento formato dai coordinatori di rete e presieduto da uno di essi, scelto dalla presidenza provinciale FISM.


APPENDICE
INDICAZIONI PER UN’AUTOVALUTAZIONE DI ADERENZA AI VALORI CRISTIANI NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA

> Riferimento all’antropologia cristiana dell’educazione nei documenti della scuola (ad esempio: dichiarazione esplicita, nel PE e nel POF, di fini e metodi dell’educazione che fanno riferimento alla visione cristiana della persona, della famiglia, dei compiti dell’educatore; presentazione di tematiche trasversali ai vari ambiti dell’attività educativa che esplicitino concretamente la visione cristiana della vita).
> Attenzione particolare all’insegnamento della religione cattolica (ad esempio: un congruo tempo assegnato alla trattazione di temi religiosi; riferimento al Catechismo dei bambini “Lasciate che i bambini vengano a me”; preparazione e qualificazione delle educatrici; esperienze di carattere religioso).
> Attenzione alla dimensione morale dell’educazione (ad esempio: riferimento constante al comportamento di Gesù; proposta, ai bambini, di concreti modelli di vita cristiana; valorizzazione di atteggiamenti e di concreti comportamenti di tipo altruistico e solidaristico).
> Attenzione al problema del senso (ad esempio: unità didattiche riservate a particolari temi quali l’origine della vita e della morte, la sofferenza e la gioia, la giustizia e l’ingiustizia, la pace e la violenza, l’al di là).
> Attenzione al rapporto di collaborazione con la comunità cristiana di appartenenza (ad esempio: rapporti con i sacerdoti e il consulente ecclesiastico diocesano/provinciale, partecipazione a particolari momenti ed iniziative della vita della comunità cristiana legati al calendario liturgico; iniziative di carità).
> Clima generale e ambiente di vita della scuola permeato dallo spirito evangelico di libertà e di carità (ad esempio: relativa assenza di rivalità e contrapposizioni personali; libertà di esprimere critiche e proposte concrete; rispetto concreto dei bisogni dei bambini; rispetto dei criteri di giustizia; capacità di collaborare e di lavorare in équipe).
> Attenzione particolare ai soggetti svantaggiati e/o diversamente abili (ad esempio: offerta di consulenza e supporto alle famiglie con soggetti svantaggiati; predisposizione di servizi mirati per le esigenze dei soggetti svantaggiati).
Espressione della originalità del carisma [per le scuole dove operano le religiose] (ad esempio: presentazione ai bambini, della figura e della testimonianza del fondatore/fondatrice; presentazione delle opere di carità dell’Istituto; esplicitazione nel PE e nel POF dei tratti caratteristici che contraddistinguono l’attività educativa della scuola).

 

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